Il copyright nelle religioni antiche
Oggi si registrano anche le frasi ( tipo il “pensiero laterale” di Edward De Bono ) pur di non farsi copiare da nessuno e rivendicarne comunque i diritti quando qualcun’altro usa senza autorizzazione tali termini.
Anticamente non erano ancora attrezzati in tal senso. Non esisteva ancora l’ufficio brevetti e neanche il copyright.
Fu forse per questo che nell’antichità si verificarono spesso delle incredibili e sconcertanti similitudini per cio’ che concerne le religioni, i loro culti, i loro riti e le loro regole.
Ci furono poi, veri e propri casi di plagio. Uno dei piu’ famosi ( chi ha copiato chi?) è sicuramente quello che vide implicati i cristiani ed gli adoratori del Dio Mitra. Oggi chi vince una causa del genere, “massacra l’avverario” economicamente. All’epoca chi perdeva veniva massacrato realmente.
Come tutti gli altri culti, anche il Mitriacismo termino’ grazie al divieto degli imperatori cattolici: istigati dalla Chiesa, ancora nel II secolo i suoi fedeli vennero perseguitati dai cristiani, i suoi templi saccheggiati, i suoi sacerdoti assassinati sepolti nei sacrari rasi al suolo.
I cristiani innalzavano le proprie Chiese sulle rovine degli antichi luoghi di culto; infatti secondo un’antica credenza, in questo modo la divinità precedente era per così dire resa impotente o addirittura annichilita.
Veniamo ai fatti e cerchiamo di capire se estistevano somiglianze e di che tipo.
Mitra, il dio della Luce celeste, è una personificazione del Sole. Il suo culto, originario della Persia e dell’India, nel III secolo a.c. era già diffuso in Egitto.
Il punto di partenza della religione di Mitra fu la Cilicia, patria di Paolo, dov’era penetrata quasi cent’anni prima di lui.
Mitra discese dal cielo e si racconta che alla sua nascita fu adorato dai pastori, che gli recarono in dono le primizie dei greggi e dei frutti della terra. In seguito ascese in cielo, venne posto sul trono accanto al dio del Sole, cioè, divenne partecipe della sua onnipotenza, e infine fu parte di una Trinità. Si credeva, inoltre, che un giorno sarebbe tornato a resuscitare e a giudicare i morti.
Mitra era il demiurgo fra cielo e terra, fra dio e l’umanità: era l’Uomo-dio, il Redentore del mondo e il Salvatore. Era anche «colui che nacque dalla pietra», come Cristo, a sua volta definito «la Pietra», concomitanza già notata dai più antichi apologeti della Chiesa, e come Pietro, sempre accostato all’immagine del gallo e delle chiavi, entrambi simboli del dio del Sole.
Il giorno consacrato al dio del Sole era il dies solis, celebrato in modo particolare nel culto di Mitra come primo giorno della settimana, e in seguito definito «il giorno del Signore» (dies dominica) dai cristiani, per i quali in origine tutti i giorni della settimana erano egualmente dedicati al Signore. La Domenica fu introdotta da Costantino con una legge del 321.
Il giorno della nascita di Mitra, il dies natalis Solis, era il 25 dicembre, che, come tutti sanno, è oggi il giorno della nascita del Cristo; ma nella cristianità primitiva si celebrava solo una festa, la Pasqua, e fino al IV secolo la Pasqua e la Pentecoste furono le uniche festività ufficiali della Chiesa.
Per molto tempo la nascita del Cristo non fu celebrata, e in seguito, per altro, venne determinata in modo estremamente diverso, dato che non era certa neppure la determinazione dell’anno della nascita, per non parlare poi della storicità dell’evento.
Fu solo a partire dal 353 che la Chiesa indicò il 25 dicembre quale data della nascita del Cristo, quel 25 di dicembre, nel quale ricorreva la festività di Mitra, l’invitto dio del Sole, e tale scelta si proponeva soltanto di cancellare dalla coscienza popolare la ricorrenza pagana.
Nella notte fra il 24 e il 25 dicembre gli iniziati della religione mitraica si raccoglievano in un adyton sotterraneo, per compiere i riti iniziatici intorno alla mezzanotte. All’alba i fedeli lasciavano in processione il luogo sacro, portando con sé la statuetta d’un bambino, simbolo del figlio del dio del Sole appena nato dalla Vergine, la Dea Caelestis, e non appena sorgeva il sole recitavano in coro la formula liturgica:
«La Vergine ha partorito, la luce cresce».
La religione di Mitra era seguita da una comunità suddivisa in modo strettamente gerarchico, le cui propaggini si estendevano a tutto l’Impero Romano. Il capo si chiamava Pater patrum (padre dei padri), come il Sommo Sacerdote del culto di Attis e poi il Papa romano. I Sacerdoti portavano spesso il titolo di «Padri» e i fedeli si chiamavano «Fratelli».
Il culto di Mitra possedeva un Battesimo, una Cresima e una Comunione consistente in pane e acqua o in un miscuglio d’acqua e di vino, celebrata, come nel Cristianesimo, in memoria dell’ultima cena del Maestro coi suoi discepoli; le ostie erano poi contrassegnate da una croce.
Ai Sacerdoti spettava soprattutto la dispensazione dei Sacramenti e la celebrazione del servizio divino: la messa veniva celebrata quotidianamente, ma la più importante era quella domenicale (nel dies solis): l’officiante pronunciava le sacre formule sul pane e sul vino, nei momenti particolarmente solenni si faceva squillare una campanella e in generale risuonavano lunghi canti accompagnati dalla musica.
I seguaci di Mitra si richiamavano a una Rivelazione, ponevano un diluvio all’inizio della storia e un giudizio universale alla fine; non solo credevano nell’immortalità dell’anima, ma anche nella resurrezione della carne.
Le istanze morali del culto di Mitra, il «Dio Giusto» e il «Dio Santo», non avevano nulla da invidiare a quelle dei cristiani: come i cristiani dovevano imitare il modello del loro padre celeste, allo stesso modo il fedele del vero, giusto e santo Mitra tenuto a condurre una vita attivamente governata dalla morale.
La sua religione definita da precisi «comandamenti», perseguiva un rigoroso ideale di purezza; la castità e la temperanza erano annoverate fra le virtù più alte, e anche l’ascesi vi svolgeva un ruolo non secondario.
Io non so chi ha copiato, o meglio ancora se sia stato frutto di una serie di coincidenze, quello che so e che non mi è piaciuto molto è che sistematicamente le chiese cristiane sono state costruite sopra quelle mitraiche (con corrispondenze precise tipo 2 piani sottoterra altare e 2 piani sopra stesso punto.. altare!).
Vivendo a Roma, sin da piccolo ho avuto modo di visitare le “Catacombe” di San Clemente ( la Basilica di San Clemente è vicina al Colosseo, tra via Labicana e Via di S.Giovanni in Laterano) e l’impressione che si ha visitando il mitreo è… particolare. Vi consiglio caldamente una visita, quando e se potete.
“Che la Luce sia sempre con Te!”
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