La Sapienza, la Felicità e la Contemplazione
“Noi pensiamo che il piacere sia strettamente congiunto con la felicità, ma la più piacevole delle attività conforme a virtù è, siamo tutti d’accordo, quella conforme alla sapienza; in ogni caso, si ammette che la filosofia ha in sé piaceri meravigliosi per la loro purezza e stabilità, ed è naturale che la vita di coloro che sanno trascorra in modo più piacevole che non la vita di coloro che ricercano.
Quello che si chiama “autosufficienza” si realizzerà al massimo nell’attività contemplativa”.
…Se la felicità è attività secondo virtú, è logico che sia secondo la virtú piú alta; e questa sarà la virtú di ciò che vi è di migliore.
…. Tanto dunque che questo sia l’intelletto, o qualcos’altro – qualcosa che, ad avviso di tutti, per natura comanda e dirige e ha conoscenza delle realtà belle e divine: o perché è in se stessa divina, o perché è la cosa piú divina di ciò che è in noi – l’attività di questa parte secondo la virtú che le è propria costituirà la felicità perfetta. Ora, che questa attività sia un’attività contemplativa è stato detto. Questa conclusione – tutti lo ammetteranno – s’accorda sia con i risultati precedentemente guadagnati che con la verità.
… Infatti questa attività è la piú alta: giacché anche l’intelletto, di ciò che è in noi, è quel che vi è di piú alto e, delle cose che sono oggetto di conoscenza, le piú alte sono quelle intorno alle quali verte l’intelletto.
…..In secondo luogo è la piú continua: infatti possiamo contemplare con piú continuità che compiere una qualsiasi azione.
….Inoltre noi riteniamo che il piacere dev’essere mescolato con la felicità: ora, fra le attività secondo virtú, la piú piacevole è, per unanime consenso, quella secondo la sapienza.
Il certo è che tutti riconoscono che la filosofia possiede piaceri meravigliosi per purezza e per certezza ed è logico che trascorrere il tempo sia piú piacevole per chi conosce che per chi ricerca.
….Di piú, quella che vien detta “autosufficienza” riguarderà soprattutto l’attività contemplativa: infatti sia il sapiente che il giusto che gli altri uomini hanno bisogno delle cose necessarie per vivere; ma, fra coloro che sono sufficientemente provvisti di tali cose, il giusto ha bisogno di persone verso le quali e con le quali agirà con giustizia, e similmente anche il saggio ed il valoroso e ciascuno degli altri uomini virtuosi; invece il sapiente, anche restando solo con se stesso, è capace di contemplare; e ne è piú capace quanto piú è sapiente. Senza dubbio è meglio se ha dei collaboratori, ma in ogni caso è pienamente bastevole a se stesso.
….Inoltre tutti convengono che essa sola è amata per se stessa; da essa infatti non deriva nulla al di fuori del contemplare, mentre dalle attività pratiche ricaviamo, al di fuori dell’azione, un vantaggio piú o meno grande.
Tratto dall ”Etica Nicomachea” di ARISTOTELE
Popularity: 3% [?]
Start Slide Show with PicLens LiteNo related posts.
Related posts brought to you by Yet Another Related Posts Plugin.