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Gli antichi esseni: una tribu’ “socialista”,pacifista e spiritualista.
Filone Alessandrino (13 a.C. – 45 d.C.)
“Quod omnis probus sit liber” (Ogni uomo onesto è libero):
La prima cosa su costoro è che abitano in villaggi, fuggendo dalla città a motivo delle empietà che abitualmente in esse si commettono dagli abitanti, ben sapendo che la loro compagnia avrebbe un effetto deleterio sulle loro anime come una malattia portata da una atmosfera pestilenziale.
Tra loro, alcuni lavorano la terra, altri esercitano mestieri diversi che cooperano alla pace rendendosi utili a se stessi e alloro prossimo. Non accumulano argento e oro, nè si appropriano di vaste tenute con il desiderio di trarne vantaggio ma semplicemente per procurarsi il fabbisogno essenziale per la vita.
Mentre in tutta l’umanità sono pressoché gli unici a vivere senza beni e senza possedimenti,per la libera elezione e non per un rovescio di fortuna, si giudicano straordinariamente ricchi giacché ritengono che la frugalità con la gioia sia come in realtà è, un sovrabbondante benessere.
Tra di loro invano si cercherebbe un fabbricante di frecce, di giavellotti, di spade di elmi, di
corazze, di scudi, di armi, di macchine militari o di qualsiasi strumento di guerra o di oggetti
pacifici che potrebbero essere usati per fare del male.
Neppure in sogno hanno la benché minima idea del commercio grande o piccolo o della navigazione: respingono infatti quanto potrebbe eccitare in loro la cupidità.
Fra di loro non v’è neppure uno schiavo: tutti sono liberi e si aiutano l’un l’altro.
Non solo condannano i padroni come ingiusti in quanto ledono l’uguaglianza, ma anche come empi poiché violano la legge naturale che ha generato e nutrito tutti gli uomini allo stesso modo, come una madre, facendone veramente dei fratelli, non di nome, ma in realtà.
Questa parentela fu lesa dall’astuta cupidità che le ha inferto dei colpi mortali, installando l’inimicizia
in luogo dell’affinità, l’odio in luogo dell’amore…
… studiano con grande impegno l’etica servendosi costantemente delle leggi dei loro padri, ma che l’anima umana non avrebbe potuto concepire senza la divina ispirazione.
In queste leggi si istruiscono in ogni tempo, ma soprattutto nel settimo giorno. Il settimo giorno è, infatti, giudicato sacro e in esso si astengono da tutte le altre occupazioni per radunarsi in luoghi sacri che chiamano sinagoghe.
….imparano la pietà, la santità, la giustizia, le virtù domestiche e civiche, la conoscenza di ciò che è veramente bene o male o indifferente, la scelta di ciò che si deve fare e ciò che si deve evitare. In questo si servono di queste tre norme basilari: l’amore di Dio, l’amore della virtù, l’amore degli uomini.
… Prima di tutto non v’è alcuna casa che sia di proprietà di una persona: ogni casa è di tutti. Giacché oltre al fatto che abitano insieme in confraternite, la loro casa è aperta a tutti i visitatori, da qualsiasi parte giungano, che condividono le loro convinzioni.
In secondo luogo, hanno un’unica cassa per tutti e le spese sono comuni: in comune sono i vestiti, in comune è preso il vitto, avendo essi adottato l’uso dei pasti in comune.
Una maggiore realizzazione dello stesso tetto, dello stesso genere di vita e della stessa mensa invano la si cercherebbe altrove. Giacché tutto ciò che ricevono come salario giornaliero del lavoro non lo conservano in proprio, ma lo depongono nel fondo comune, affinché sia impiegato a beneficio di tutti quanti desiderano servirsene.
Non sono trascurati i malati per il fatto che non possono produrre nulla.
Infatti, quanto occorre per curarli è a loro disposizione grazie ai fondi comuni e non temono di fare larghe spese attingendo a ricchezze sicure.
I vecchi sono circondati di rispetto e cure come genitori assistiti nella loro vecchiaia da veri figli con larghezza generosa, aiutandoli con innumerevoli mani e circondandoli di premurosa attenzione…
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